sabato 17 febbraio 2018

"Belle e Sebastien - Amici per sempre" di Clovis Cornillac chiude la trilogia ispirata ai personaggi creati da Cécile Aubry, con Félix Bossuet

Arrivata al terzo capitolo si chiude anche la trilogia, ispirata ai racconti di Cécile Aubry, con “Belle e Sebastien – Amici per sempre”, stavolta diretta dall’attore-regista Clovis Cornillac, anche interprete nel ruolo del ‘cattivo di turno’. Invariati i protagonisti Félix Bossuet,
cresciuto col personaggio, e Tchéky Karyo, il ‘nonno’. Infatti, Sebastien (Bossuet) ha ora 12 anni e con Belle sono ancora inseparabili, anzi la famiglia si è allargata con l’arrivo di tre splendidi cuccioli avuti dalla cagna, di cui il ragazzo si prende cura con tanta buona volontà. Ma una sera scopre che il padre Pierre (Thierry Neuvic) ed
Angelina (Margaux Chatelier), ormai sposati, hanno deciso di trasferirsi presto in Canada. Sebastien è amareggiato perché non vuole lasciare il nonno (Karyo) e tantomeno i suoi adorati cani. L’anziano lo sprona a scoprire il mondo come aveva fatto lui da giovane, ma purtroppo la situazione si complica con l’arrivo del presunto proprietario di Belle, Joseph (Cornillac), che vuole portargliela via ad ogni costo. Però Sebastien è più testardo del cattivo e crudele uomo e farà di tutto per non separarsi dalla sua migliore amica a quattro zampe…
Un gradevole intrattenimento per grandi e piccini che mantiene il livello tecnico e artistico delle precedenti puntate, fondendo avventura e sentimenti, thriller e azione, in un romanzo di formazione - non solo per il ragazzo - nella durata standard di un’ora e mezza. E si ispira alla tradizione, ai classici del genere, tanto che Cornillac, leggendo la sceneggiatura di Juliette Sales ha pensato a Steinbeck e Conrad, a London, le fiabe e i film Disney (soprattutto anni ’60-’70). “Quello che mi interessava – dice il regista, già autore della commedia a episodi “Chefs” e protagonista di “Asterix alle olimpiadi” – è che Joseph incarna allo stesso tempo l’orco, il lupo e la vecchia strega delle fiabe! Insomma, è il male assoluto e il suo personaggio affascina e impaurisce.
E’ grazie a questo tipo di personaggi che riusciamo a fare scelte determinanti nella vita. Quando Joseph acchiappa il bambino e lo provoca, dicendogli ‘prendi il coltello e mettimelo sotto la guancia’, è contento: il suo scopo è che Sebastien gli dia una bella coltellata, così entrerebbe a far parte del suo mondo, il mondo dei cattivi. Ma il bambino lo guarda e butta il coltello – come gli ha insegnato suo padre. E’ in quel momento che prende posizione e fa una scelta radicale. Per crescere doveva incontrare il male”. Nel cast André Penvern (Urbain), Anne Benoit (Madeleine), Lilou Fogli (Lisa), Naelle Thomas (Marie), Octave Bossuet (Héctor), Olivier Bouana (maestra). José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 22 febbraio distribuito da Notorious Pictures

venerdì 2 febbraio 2018

Delude l'ambizioso horror "Slumber: il demone del sonno" di Jonathan Hopkins, né brividi né paura

“Slumber: il demone del sonno” di Jonathan Hopkins, scritto dal regista con Richard Hobler, è un horror che prende in prestito un argomento non nuovo, perché eterno e inquietante, come l’incubo, partendo da studi e leggende sulla la cosiddetta “paralisi del sonno” – nel prologo del film ampiamente documentato e illustrato -, e anche sul sonnambulismo, del sognare ad occhi aperti, però non sfruttato fino in fondo e nel modo
giusto, lasciandosi alle spalle diverse lacune e affidandosi alla prevedibilità. Alice Arnolds (la bella e brava attrice hawaiana Maggie Q, anche produttrice) è una specialista dei disturbi del sonno che, durante le sedute e i ricoveri scorta i pazienti lungo una strada di recupero e possibile guarigione, mentre a casa deve fare i conti in prima persona con gli effetti
di un misterioso trauma infantile: i suoi sogni sono zeppi di spettri e il ricordo della morte del fratellino perseguita le sue notti. Fino al giorno in cui, nel suo studio, si presenta un'intera famiglia in pericolo, i Morgan sono afflitti da strani disturbi notturni e uno dei bambini in particolare, soffre di “paralisi del sonno”. Alice è certa si tratti di un disturbo reale e comune in tutto il mondo che rende i sogni di chi ne è affetto incredibilmente realistici, e i momenti di veglia oscuri e confusi come un incubo a occhi aperti. Durante il sonno ci si ritrova all'improvviso svegli e coscienti, ma paralizzati e con la sensazione di una minacciosa presenza estranea che incombe o minaccia.
Nel tentativo di aiutare questa famiglia in pericolo, la razionale Alice è costretta a mettere da parte logica e scienza su cui ha sempre fatto affidamento, e accettare la natura sovrannaturale e demoniaca dietro agli incubi dei suoi pazienti. La lotta contro il demone, sarà anche l'occasione per affrontare i temuti fantasmi del suo passato, sempre più invadenti. Ma così facendo metterà, forse, a rischio il suo equilibrio per sempre.
Nonostante una buona fattura e un promettente inizio – citazioni dall’Incubus dei romani ai quadri di Fussli -, “Slumber” non provoca emozioni, né brividi né paura, nonostante la presenza di un vecchio grottesco, ormai rassegnato, che combatte col male da una vita. In sintesi niente di nuovo sulla scia dei diversi “Paranormal attivity”, “Tails” e simili. Resta ineguagliato “Nightmare: dal profondo della note” (Nightmare on Elm Street) di Wes Craven (1984) e successivi. Nel cast Sylvester McCoy (Amado, il vecchio), Will Kemp (Tom Arnolds, il marito), Lucas Bond (Daniel Morgan), Honor Kneafsey (Emily Morgan), Sam Troughton (Charlie Morgan), Kristen Bush (Sarah Morgan), William Hope (Malcolm), Sophia Wiseman (Niamh) e William Rhead (Liam). Fotografia di Polly Morgan e musiche di Ulas Pakkan. José de Arcangelo
(2 stelle su 5) Nelle sale italiane dal 1° febbraio distribuito da Koch Media

giovedì 25 gennaio 2018

L'opera seconda della regista francese di Justine Triet è una piacevole commedia con Virginie Efira: "Tutti gli uomini di Victoria"

Una piacevole commedia francese in bilico fra sentimentale e dramma psicologico – naturalmente in tono leggero e al femminile -, ironica, anzi cinica e a tratti sofisticata, incentrata su una donna matura (come il recente “50 primavere”, sempre francese), probabilmente quarantenne, a cui il cinema raramente offre la parte da protagonista assoluta, ma qui sostenuto da una camaleontica attrice come la belga Virginie Efira. Magari, “Tutti gli uomini di Victoria” (in originale solo “Victoria”), opera seconda di Justine Triet, è ‘troppo parlato’ – un fatto non molto amato dal
pubblico italiano e spesso penalizzato dal doppiaggio -, ma mai noioso. Victoria Spick è un avvocato penalista costretta a dividersi quotidianamente fra tanti drammi e responsabilità: dalle due figliolette affidate quasi totalmente a occasionali bambinaie e il calo del desiderio sessuale, compensato con incontri casuali e fugaci concordati sul web, ai colpi bassi dell’ex marito David (Laurent Poitrenaux) che prova a sfruttare, anche economicamente, i risvolti scabrosi della loro passata relazione (li pubblica online e poi in un libro con tanto di nomi e cognomi), compresi particolari intimi.
Sull’orlo di una crisi di nervi, Victoria ospita in casa il giovane Sam (Vincent Lacoste sempre più in ascesa), piccolo spacciatore da lei precedentemente difeso, in veste di baby sitter, aspirante studente di legge e suo assistente, e accetta di difendere il suo amico Vincent (Melvil Poupaud), denunciato dalla compagna per tentato omicidio dopo una festa di matrimonio, affidandosi a due improbabili testimoni, uno scimpanzé e un cane (il simpatico e ‘geloso’ dalmata ha avuto la Palm Dog al Festival di Cannes), vince la causa ma non supera la sua crisi, anzi.
“Tutti gli uomini di Victoria” – anteprima mondiale in apertura della Semaine de la Critique al Festival di Cannes – è una “commedia disperata”, secondo l’autrice, sulla vita caotica di una donna oggi, in cui si sono identificate (non solo) alcune donne avvocato italiane. Infatti, Triet – anche sceneggiatrice con la collaborazione di Thomas Lévy-Lasne - voleva “raccontare la vita turbolenta di Victoria ricorrendo al genere commedia, che a mio avviso rappresenta il modo migliore per evocare le sue ossessioni: le difficoltà relative alle relazioni tra uomo e donna, la solitudine, la gestione dei figli, la giustizia, il denaro e il sesso”.
E ci è riuscita attraverso situazioni impreviste o sbagliate (però credibili e mai ridicole), e con i bizzarri personaggi con i quali Victoria si confida, da una veggente a un agopunturista, da un cliente fino allo psicologo, il quale afferma che lei confonde il desiderio col piacere e lei trova piacere solo nel lavoro. In sintesi, è il gradevole “ritratto di una donna che cade, sbaglia, ma come sempre si rialza”. “Si parla molto di sesso – precisa la regista -, ma non viene quasi mai mostrato. L’idea del sesso pervade ogni cosa, anche se non si vede. Il film sviluppa una satira sulla vita di coppia e sulle relazioni sessuali. Vincent ha problemi sessuali con la compagna che lo accusa di tentato omicidio, David rivela la vita sessuale di Victoria nel suo blog, Victoria consulta una sensitiva e strizzacervelli che la incoraggiano a risvegliare la sua vita sessuale”.
“E quando ci prova – conclude -, ogni incontro è più insignificante del precedente, Si tratta di scene di pura commedia in cui regna una profonda solitudine. Infine, l’uomo che si rivela misterioso e desiderabile è quello rimasto meno visibile, ma puro e attento: Sam”. Nel cast anche Laure Calamy (Christelle, l’avvocato di Victoria), Alice Daquet (Eve), Julie Moulier (il giudice), Sophie Fillières (Sophie), Liv Harari (Liv). Virginie Efira (da “Elle” a “Un amore all’altezza”) ha avuto il Magritte Awards, Belgio, e la nomination ai César e ai Lumière Awards, Francia. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale dal 25 gennaio distribuito da Merlino

mercoledì 24 gennaio 2018

Tornano gli Arteteca ovvero Monica Lima & Enzo Iuppariello in una gradevole commedia, "Finalmente sposi", diretta da Lello Arena

Lello Arena torna alla regia, a quasi trent’anni di “Chiari di luna”, per la seconda commedia cinematografica della coppia Arteteca (Monica Lima & Enzo Iuppariello), “Vita, Cuore, Battito”, secondo al box office per alcune settimane. “Finalmente sposi” è un piacevole divertimento – soprattutto per i fan del bizzarro duo lanciato dal televisivo “Made in Sud” – mai volgare e talvolta surreale, nonostante prenda spunto dall’attualità, fra precariato e sogni, matrimonio e migrazione.
Enzo e Monica, dopo un breve momento di popolarità guadagnato con un reality show, decidono di sposarsi, anzi Monica decide di sposarsi, Enzo fino a quel momento era totalmente preso dalla sua discutibile carriera di allenatore di calcio giovanile. Monica sogna, come ogni ragazza, un matrimonio perfetto. Tutto dev’essere speciale, ma spesso le cose speciali sono quelle più costose. Lei decide tutto: l’abito da sposa, il ristorante, le bomboniere, il viaggio di nozze, l’arredamento per la casa. Enzo, dopo un’analisi accurata del bilancio familiare, valuta che, con i dovuti sacrifici, entro cinque anni riusciranno a pagare tutti i debiti contratti con il finanziamento
che dovranno richiedere. In più a pochi giorni dal matrimonio, Enzo e Monica scoprono che il centro commerciale dove lavorano a breve chiuderà. Monica non ne vuole sapere nulla, e la brutta notizia non deve rovinare il giorno più bello della sua vita. Ma finiti i festeggiamenti i neo sposini, anziché partire per il viaggio di nozze a Miami, si vedono irrimediabilmente costretti a prendere un pullman con destinazione Wolfsburg dove troveranno Ciro, cugino di Enzo – sposato con una severa e fredda donna tedesca -, che li aiuterà a cercare una stabilità e un futuro che la loro amata città non gli può assicurare.
Quindi, “Finalmente sposi” è una gradevole commedia – sceneggiata da Nando Mormone e (anche soggetto) e Ciro Cerruti -, in bilico fra comicità e sentimenti, per passare un’ora e mezza nel segno di una comicità, di un linguaggio e di una tecnica che cercano di sfruttare nuove tecnologie e nuovi modi di comunicazione. “Agli schemi classici del racconto – scrive, infatti, Arena nelle note - in fase di preparazione e di ripresa, ho aggiunto tutta una quantità di elementi che si riferiscono, per esempio, al mondo della PNL, la programmazione neo linguistica, alcune inquadrature seguono alcuni pattern tipici dell’induzione ipnotica o della comunicazione subliminale, la direzione degli attori è stata studiata secondo canoni precisi derivanti dai segni
percepiti, in maniera diretta e senza filtri logici, dal pubblico proprio perché parte dei criteri della comunicazione non verbale. Credo sia questa una delle nuove frontiere di ricerca nel settore. Raccontare con più precisione, servendosi di nuovi mezzi espressivi che, come si fa con una musica o con un movimento della macchina da presa, definiscono il piano emotivo di una scena”. Nel film recitano anche Sergio Friscia, Ciro Cerruti, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Rosaria D’Urso e l’amichevole partecipazione di Paolo Caiazzo. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 25 gennaio distribuito da Keyfilms – Lucky Red

martedì 16 gennaio 2018

Si conclude la saga horror con "Insidious: l'ultima chiave" ma purtroppo non fa paura... almeno ai fan

Sulla scia del successo della trilogia horror – creata dal regista James Wan, anche produttore, e dall’attore sceneggiatore Leigh Whannell poi regista del terzo - ritorna “Insidious: L'ultima chiave” che è prequel e sequel al tempo stesso perché va indietro e avanti nella storia della medium, anzi della casa maledetta, infestata da spiriti benigni e soprattutto maligni. E nel cast torna anche la veterana Lin Shaye nel ruolo
della dottoressa Elise Rainier già morta (ma non sepolta) nel primo episodio e ritornata come spirito nel secondo, mentre stavolta l’inimitabile parapsicologa deve affrontare la sua ossessione più terribile, nella sua prima stessa casa, quella della tormentata infanzia e adolescenza. Tornano anche i suoi assistenti i ‘ghostbusters’ Specs e Tucker, con i loro bisticci-smorza tensione, degni di due Stanlio e Ollio 2000.
Ovviamente, la saga mostrava già segni di stanchezza e questa nuova puntata, “Insidious The Last Key” (titolo originale) diretto dall’attore, sceneggiatore, produttore e regista Adam Robitel si regge sulla fama del capostipite, soprattutto grazie a una buona fattura e una recitazione sopra la media non soltanto del genre, ma purtroppo riserva poca paura, pochi brividi e quasi nessuna sorpresa, anche se già potrebbe essere in cantiere uno spin-off, come è accaduto per la serie “Annabelle”, dove il prossimo capitolo ha come protagonista la ‘dolce’ suora del terzo capitolo, un prete ed è ambientato a Roma (almeno virtualmente), sempre scritto da Gary Dauberman. Inoltre, “Insidious” è sempre un prodotto della famosa Blumhouse di Jason Blum che assicura qualità a basso costo, non a caso ha prodotto le saghe di “La notte del giudizio” – la più inquietante e riuscita e “Paranormal Activity”, e il recente “Get Out – Scappa”, nominato anche ai Golden Globe.
Nel cast Leigh Whannell (Specs), appunto, Angus Sampson (Tucker), Kirk Acevedo (Ted Garza), Caitlin Gerard (Imogen Rainier) e Spencer Locke (Melissa Rainier), le nipoti di Elise; Josh Stewart (Gerald Rainier, il padre), Tessa Ferrer (Audrey Rainier, la madre) e, in un ruolo semi cameo il veterano Bruce Davison (Christian Rainier, fratello di Elise e padre delle ragazze); dal cult “Fragole e sangue” (1970) a “11 settembre: senza scampo” (2017), e tanti altri in arrivo. José de Arcangelo
(2 stelle su 5) Nelle sale italiane dal 18 gennaio distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia

giovedì 7 dicembre 2017

Dal piccolo al grande schermo approdano per la prima volta i personaggi di "My Little Pony"

Approdano al galoppo direttamente sul grande schermo, i personaggi ispirati alla popolare linea di giocattoli della Hasbro, creata negli anni Ottanta e diventata poi una popolarissima serie animata nel 2010
sul piccolo schermo: infatti in “My Little Pony - Il film”, appaiono per la prima volta al cinema i coraggiosi e colorati cavallini, pegasi e unicorni, abitanti del magico e fantastico mondo dei pony ovvero di Equestria. Negli anni sono state molte le versioni dell’universo “My Little Pony” che hanno ‘galoppato’ fino all’anno della fortunatissima serie televisiva animata omonima, dal sottotitolo “L’amicizia è magica”, creata da
Laurent Faust, e ad ogni variazione i simpaticissimi Pony hanno conquistato intere generazioni di picolissimi fan, e soprattutto delle ragazzine. Ecco che il lungometraggio odierno, diretto da Jayson Thiessen, sempre basato sulla serie televisiva animata, riporta in primo piano le sei protagoniste –pony, pegasi, unicorni - Twilight Sparkle, Applejack, Rainbow Dash, Pinkie Pie, Fluttershy e Rarity in una straordinaria avventura di dimensioni, ovviamente, ‘poniche’.
Una forza oscura minaccia Equestria, allora le protagoniste decidono di partire insieme per stanarla e salvare il loro mondo. Tra nuovi amici da conoscere e spericolate sfide da affrontare, la coraggiosa e determinata Twilight e le sue amiche cercheranno di salvare il loro magico villaggio, riscoprendo ancora una volta la bellezza e la forza dell’amicizia. Un film d’animazione, quindi, destinato soprattutto ai piccolissimi e alle ragazzine che amano le avventure romantiche e coloratissime, anche perché rispetto alla serie è stato tutto un po’ aggiornato e corretto ai gusti e con le tecnologie di oggi, così come appaiono nuovi personaggi tra cui Tempest Shadow - a cui dà
voce la popolarissima Lorella Cuccarini -, un pony ambiguo e combattuto, insicuro riguardo il suo posto nella comunità; Grubber, lo spiritoso riccio-soldato di Tempest, con un appetito sconfinato per i dolci; Princess Skystar, un pony veramente principesco ed emotivo, smanioso di nuove avventure, e la sua protettiva mamma Queen Novo; Captain Celaeno, un cacatua sfrontato nonché capo di una sgangherata banda di avventurieri; il birbante e affascinante Capper, gatto di strada che conosce ogni angolo, e Storm King, un misterioso e pericoloso mago, il cui piano malvagio consiste nello scippare un po’ di magia ‘ponica’.
Gradevole passatempo anche per gli adulti, soprattutto quelli cresciuti con i fantastici Pony che potranno rivivere con nostalgia e divertimento la loro infanzia fatta di giocatoli e cartoni animati, magari allora un po’ artigianali. Il design è stato lievemente riadattato dal regista e dagli sceneggiatori Meghan McCarthy, Rita Hsiao, Michael Vogel e Joe Ballarini: un’animazione più dinamica e un approccio visivo sofisticato che portano lustro e una nuova definizione ai fantastici pony e ai loro amici. Hanno contribuito all’aspetto più cinematografico del film Anthony Di Ninno (da “L’alba del pianeta delle scimmie” a “L’uomo d’acciaio” e “Godzilla”).
“C’è molto più spazio per i movimenti – spiega Thiessen -. In questa maniera, il livello successivo di animazione riguarda i dettagli della recitazione, dato che abbiamo potuto inserire molti più dettagli e sfumature nelle performance. Ci sono stati molti meno limiti nelle inquadrature, e sono stati integrati più ambienti tridimensionali. Possiamo creare molte più particolarità, oltre a un’animazione molto più intensa. Possiamo migliorare la recitazione, ed entrare davvero nelle manie e nelle personalità dei personaggi”.
Il consulente creativo Kevin Munroe, afferma: “L’animazione ha fatto passi da gigante rispetto a quello che si era visto nelle serie tivù, in termini di stili d’animazione. C’è ricchezza nei colori e nelle luci”. E anche lavorare con modelli in CG aggiunge profondità. Ogni cosa aiuta a creare un’esperienza immersiva e coinvolgente”. “My Little Pony – Il film” in America ha incassato nelle prime otto settimane di programmazione quasi 22 (21,9) milioni di dollari, di cui 8,8 milioni solo nella prima settimana. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 6 dicembre distribuito da Leone Film Group – Eagle Pictures

mercoledì 6 dicembre 2017

Per le 'cattive mamme' non arriva solo il Natale ma le loro madri eccentriche, prepotenti o appiccicose in "Bad Moms 2 - Mamme molto più cattive" di Jon Lucas & Scott Moore

Le ‘cattive mamme’ tornano alla carica, ora soprafatte dai preparativi per l’imminente Natale e soprattutto perché all’improvviso le piombano in casa le loro mamme fricchettone, appiccicose o prepotenti che siano, pronte a tormentarle, a condizionarle e… a rovinarle la vita proprio quando vorrebbero essere distese,
riposate e passare un tranquillo Natale, in pigiama, all’insegna di non far niente. Questa la situazione che affronta “Bad Moms 2” ovvero “Mamme molto più cattive”, sceneggiato e diretto da Jon Lucas & Scott Moore. Ritornano, quindi, Mila Kunis (Amy), Kristen Bell (Kiki) e Kathryn Hahn (Carla) e le loro rispettive, particolari, mamme Christine Baranski (Ruth), Cheryl Hines (Sandy) e la sempre scatenata Susan Sarandon (Isis).
Secondo la tradizione (universale) Natale è il periodo più bello dell’anno, ma non lo è per le nostre mamme di turno. Comprare, impacchettare, decorare, addobbare, cucinare, ecc è – sempre secondo la tradizione (maschilista) - il loro compito. C’è qualcosa di più stressante? Sì, la visita a sorpresa della madre che arriva per ricordarti che non sei mai all’altezza. Perché si sa che dietro ogni mamma cattiva, ci sono delle
mamme ancora più cattive. Ed è quello che succede alle nostre tre amiche del cuore, ma stavolta sono determinate – con ogni mezzo e trasgressione – a salvare il ‘loro’ Natale. Tra Babbi Natale tradizionali e stripper, party inaspettati e sbronze, blitz al centro commerciale o al supermarket, la guerra di mamme contro mamme ha inizio, senza esclusione di colpi. No, a Natale sicuramente non sono tutti più buoni, magari meno cattivi. Perché alla fine Amy, Kiki e Carla capiranno che se lo diventano, in fondo è solo e sempre per amore, sia incompreso, soffocante o apparentemente non ricambiato.
Una commediola all’americana, in fin dei conti, forse, più divertente della precedente – la prima negli States ha trionfato al botteghino, da noi no tanto che è uscito d’estate -, con intermezzi della nuova volgarità soft, dato che ovviamente sono soprattutto parolacce, doppi sensi e situazioni a sfondo sessuale – anche se in questo caso ‘l’oggetto’ è il maschio -, quella che ormai ha invaso anche il piccolo schermo. Infatti, uno dei giovani Babbi Natale stripper ha una seduta di peeling nelle parti intime proprio nella Spa dove lavora l’irresistibile Carla – la mamma single con figlio a carico -, certamente fuori campo. I due non fanno sesso però finiranno per innamorarsi.
“Una volta che abbiamo trovato l’idea di Natale – dichiarano i registi e sceneggiatori (“La festa prima delle feste” e “Tutti insieme inevitabilmente”) -, non abbiamo potuto più abbandonarla. Ogni volta che si riunisce una famiglia che non vedi molto spesso, o che non vuoi vedere spesso, e ci sono di mezzo troppi soldi o troppe cose da bere… tutto diventa combustibile e tutto diventa materia prima per una commedia”. Ne sappiamo qualcosa noi con la serie infinita di ‘cinepanettone’.
Nel cast anche Jay Hernandez (Jessie Harkess, il nuovo compagno della divorziata Amy), Peter Gallagher (Hank, marito soggiogato di Ruth e padre di Amy), David Walton (Mike), Justin Hartley (Ty Swindle, lo spogliarellista), notissimo in televisione (da “Revenge” e “Febbre d’amore” a “This Is Us”); Oona Laurence (Jane), Wanda Sykes (dottoressa Karl), Emjay Anthony (Dylan), Lyle Brocato (Kent) e Cade Mansfield Cooksey (Jaxon). José de Arcangelo
(2 stelle su 5) Nelle sale italiane dal 6 dicembre distribuito da Leone Group & Eagle Pictures