giovedì 16 febbraio 2017

Una 'love story' a tutta azione e velocità sulla "Autobahn" di Eran Creevy per un quartetto da Oscar: Hoult e Jones, Kingsley e Hopkins

Approda nelle sale italiane prima che in quelle americane, un film tutto azione e inseguimenti con un super cast. “Autobahn - Fuori controllo” di Eran Creevy – coproduzione anglo-edesca - è purtroppo un film che racconta una storia trita e ritrita, scritta dal regista con F. Scott Frazier. Infatti, proprio la
sceneggiatura la più debole e fonde una storia tipo “Romeo e Giulietta”, anzi “Love Story”, con quella di tanti film sulle grandi rapine, che ci fa rimpiangere il ‘nuovo cinema americano’ degli anni Settanta, da cui trae ovviamente ispirazione. Non a caso funzionano a meraviglia inseguimenti (il protagonista cambia macchina ad ogni sosta forzata e la successiva è sempre più bella), lo stunt coordinatore è Tom Struthers che ha lavorato per Christopher Nolan ne “Il cavaliere oscuro - Il ritorno” e “Inception”, mentre lo stunt driver è Ben Collins, da “Skyfall” a “Fast & Furious 6”. Però il cast è da Oscar, visto che i boss del caso sono
addirittura Anthony Hopkins e Ben Kingsley, entrambi vincitori della statuetta. I protagonisti, invece, Nicholas Hoult, ex bambino prodigio di “About a Boy”, è stato poi protagonista di “Warm Bodies” e interprete di “X-Men - L’inizio”, e Felicity Jones è reduce del successo di “La teoria del tutto”, per cui ha avuto una nomination all’Oscar. Casey (Hoult) e Juliette (Jones) sono due giovani americani che si incontrano (in un bar dove lei fa la cameriera) in Germania e si innamorano a prima vista. Ma ben presto alla ragazza viene diagnosticata una grave
malattia, e Casey decide di tornare al suo oscuro recente passato per poter pagare le costose cure mediche di cui ha bisogno. E, seguendo il consiglio del bizzarro trafficante di droga Geran (Kingsley) per il quale lavorava, decide di derubare il temuto boss Hagen (Hopkins) che trasporta sotto copertura grosse somme di denaro su dei tir. Però, naturalmente, la rapina non va come previsto e Casey, scoperto, è costretto a sfuggire con ogni mezzo agli scagnozzi di Hagen per salvare se stesso e l’amata Juliette. L’unica sorpresa, ma non troppo, è riservata allo scoppiettante finale. Happy or not Happy? A voi scoprirlo.
Uno spettacolo destinato soprattutto ai fan dell’action thriller, ma offre al resto del pubblico le gustose performance dei due mostri sacri del grande schermo e un ritmo, finalmente, in sintonia con la durata standard di 93 minuti, grazie al serrato montaggio di Chris Gill e al direttore della fotografia Ed Wild che riesce a ricreare l’atmosfera dei classici del genere. Le musiche sono firmate da Ilan Eshkeri, che ha firmato le colonne sonore di tanti film, da “Stardust” a “Still Alice”, oltre ad aver scritto la canzone “Only You” per Sinead O’Connor.
“Quello che distingue ‘Autobahn’ dagli altri film del genere – dice il regista – è l’autenticità delle scene d’azione mescolata al coinvolgimento emotivo di queste due giovani star in lotta per salvarsi la vita. Il film ha molte sfumature e delle performance attoriali di altissimo livello grazie anche alla presenza di due mostri sacri come Ben Kingsley e Anthony Hopkins”. E sulla massiccia presenza della macchine (non a caso il titolo originale tedesco è ‘autostrada’), aggiunge:
“Io e Scott Frazier abbiamo scritto la sceneggiatura inserendo macchine che, da fanatici delle auto quali siamo, amiamo alla follia. Ci siamo molto stupiti che praticamente quasi tutte le macchine inserite facevano parte del gruppo Volkswagen. E questo aveva il potenziale per diventare una partnership perfetta”. Nel cast Marwan Kenzari (Matthias), Aleksandar Jovanovic (Jonas), Christian Rubek (Kay), Erdal Yildiz (Rainer), Clemens Schick (Mirko), Johnny Palmiero (Fitch) e Christina Hecke (dottoressa). José de Arcangelo
(2 stelle su 5) Nelle sale dal 16 febbraio distribuito da M2 Pictures

Dalla Festa del Cinema alla Notte degli Oscar, arriva in sala il melodramma di Kenneth Lonergan "Manchester by the Sea" con il pluripremiato candidato Cassey Affleck

Un altro film presentato nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma che arriva ora nelle sale con ben sei nomination agli Oscar (Miglior Film, attore protagonista e non protagonista, attrice non
protagonista, regia e sceneggiatura originale), un sobrio e toccante dramma psicologico su lutto e senso di colpa, amore e morte, solitudine e disagio, silenzio e dolore. Il terzo lungometraggio scritto e diretto dall'americano Kenneth Lonergan “Manchester by the Sea” è una sobria e implosa tragedia, comunque coinvolgente, con un pacato ma intenso Casey Affleck (forse darà fastidio a chi non è introverso), assecondato
da Michelle Williams, Lucas Hedges, Kyle Chandler (diventato noto più di vent’anni fa per il serial “Ultime dal cielo”, ispirato ad “Accadde domani/Avvenne… domani” di René Clair), e, in un ruolo cameo, Matthew Broderick. Attraverso una storia famigliare, quella dei Chandler, pescatori da generazioni in un villaggio del Massachusetts, Manchester appunto, Lonergan indaga profondamente e spietatamente su sentimenti e amore, sacrificio e speranza, perdita e colpa.
Dopo la morte improvvisa del fratello maggiore, Joe (Chandler), Lee (Affleck) scopre che nel testamento lo ha reso unico tutore del nipote adolescente Patrick (Hedges). Costretto a prendere un congedo dal lavoro d’idraulico – si era trasferito a Boston dopo la tragica perdita dei figli in un incendio -, Lee è costretto a prendersi cura di un sedicenne piuttosto ribelle e vivace, ma non vorrebbe ritornare a vivere nel villaggio natio, nonostante l’affetto che lo lega all’adolescente. Infatti, il ‘ritorno a casa’ farà riemergere antichi dissapori e soprattutto il senso di colpa su un lutto mai elaborato fino in fondo, quello dei figli.
“Lee vuol fare il suo dovere – dichiara il regista che ha lavorato con Martin Scorsese (anche co-sceneggiatore di “Gang of New York”) -, anzi fa tutto quello che riesce a fare, ma non vuole prendersi la responsabilità, perché al contrario dell’ex moglie Randi (Michelle Williams ndr.) ha ancora il peso della colpa. ma, ovviamente, non tutte le persone reagiscono allo stesso modo”. Il tutto raccontato delicatamente senza eccessi né scene madri, senza urla né parole di troppo, sono gli sguardi, i piccoli gesti a esprimere sentimenti e mancanza di essi, persino l’ambientazione in una provincia
sul mare tanto fredda quanto grigia (ottima atmosfera firmata dal direttore della fotografia Jody Lee Lipes), quasi come le persone che li nascondono, o addirittura li reprimono. Forse questo colpisce più lo spettatore che finisce per identificarsi col protagonista o con gli altri personaggi che lo circondano. Nel cast anche Gretchen Moll (Elise Chandler), Tate Donovan (allenatore hockey), Chloe Dixon (Suzy Chandler), Paul Meredith (Paul), Tom Kemp (Stan Chandler), Josh Hamilton (avvocato Wes), Ellie Teeves (Karen Chandler), CJ Wilson (George), Stephen Henderson (Mr. Emery), Mary Mallen (Sharon), Missy Yager (Mrs. Olsen), Ben O’Brian (Patrick bambino) e Rober Sellar (Dr. Muller). José de Arcangelo (3 stelle su 5)
I PREMI Il film ha già ricevuto ben 99 premi, nazionali e internazionali, tra cui il Golden Globe per il Miglior attore protagonista (Cassey Affleck) su cinque nomination; due Bafta Awards per il protagonista (dramma) e per la sceneggiatura originale su sei nomination; due AACTA International Awards (regia e protagonista); un AFI Award per il Film dell’anno; i premi dell’African-American Film Critics Association, (8° nella Top 10 Films) e dell’Alliance of Women Film Journalists (Miglior attore e Miglior sceneggiatura originale); Atlanta Film Critics Society Awards (Miglior attore e sceneggiatura originale); Austin Film Critics Association (Miglior attore); Boston Online Critics Association (Miglior attore protagonista, Miglior attrice non protagonista, Williams, Miglior sceneggiatura e al secondo posto tra i dieci migliori film dell’anno 2016); Boston Society of Film Critics
Awards (sempre miglior attore e sceneggiatura); Broadcast Film Critics Association Awards (Migliori attori protagonista e non protagonista, sceneggiatura ex aequo con “La La Land”); Capri Hollywood (Miglior sceneggiatura originale); Casting Society of America (Outstanding Achievement in Casting – Studio or Independent Feature - Drama); Chicago Film Critics Association Awards (Attore protagonista, Attrice non protagonista, Sceneggiatura e Miglior giovane promessa a Lucas Hedges), Dallas-Fort Worth Film Critics Association Awards (Attore e Sceneggiatura); Denver Film Critics Society (Miglior attore protagonista); Detroit Film Critics Society (idem); Florida Film Critics Circle Awards (Attore protagonista e Attrice non protagonista); Georgia Film Critics Association (Miglior attore); Gijon International Film Festival (Attore e Premio Speciale della Giuria); Gotham Awards (Miglior attore); Hollywood Film Awards (Sceneggiatura dell’anno); Houston Film Critics Awards (Miglior attore). E tanti altri ancora.

domenica 12 febbraio 2017

Parte dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma la X edizione di "Libro: che Spettacolo!" promossa dall'Agis e patrocinata dal MiBAC

“Libro: che Spettacolo!” compie dieci anni e li festeggia con una più ricca X edizione, sempre con il patrocinio del Ministero per i Beni, le Attività Culturali e Turismo, in programma dal 12 febbraio al 18 maggio 2017. La manifestazione nata dal sodalizio fra teatro, musica, danza, poesia e letteratura, avviata nel 2008 dall’AGIS, l’associazione dello spettacolo, ha il pregevole compito di promuovere lo spettacolo dal vivo e diffondere la lettura e così favorire un’interazione fra il teatro, la letteratura ed anche le arti visive. Proprio in questi dieci anni la manifestazione ha sviluppato un circuito teatrale-letterario che ha proposto 268 incontri con 98 autori, tra scrittori e poeti, attraverso 52 teatri disseminati in 13 Regioni e in 30 città d’Italia. Ma non ha coinvolto solo i teatri ma anche 65 enti ed organizzazioni di diversa natura che, a vario titolo, hanno collaborato con l’AGIS. E quest’anno in collaborazione, per la prima volta, con Federculture, Pegaso – Università Telematica, Fazi Editore e la Società Dante Alighieri. Sono confermate, invece, la partecipazione di Tim e la partnership con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, la Galleria Nazionale d’Arte Moderno, l’Agiscuola e la Federazione CEMAT.
Quindi si tratta di un evento culturale più unico che raro visto che col dilagare di internet fra social, chat, streaming, games e altro, col quale apparentemente siamo in comunicazione più che mai in realtà ci si allontana sempre di più dalle occasioni di incontro, dagli spettacoli dal vivo e/o in sala, privandoci dell’opportunità di socializzare veramente, parlare, discutere, riflettere e condividere spettacoli e idee, fra teatro, musica, cinema, danza e letteratura. Il primo appuntamento a teatro sarà il 17 febbraio a Padova con Massimo Carlotto che presenterà dal palcoscenico del teatro Verdi “Il turista” poco prima dello spettacolo “Le ho mai raccontato del vento del nord” con Chiara Caselli e Roberto Citran.
La decima edizione di “Libro: che passione!” – che ha avuto un’anteprima a Santa Severina, in Calabria, lo scorso 26 ottobre, è dedicata al grande Giorgio Albertazzi che ne è stato protagonista in più di un’occasione e prevede 34 appuntamenti. Si apre oggi, domenica 12 febbraio, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma con un flashmob di scrittori e protagonisti della scena che animeranno la visita al Museo con letture dai libri e recita di brani di sceneggiature in brevi apparizioni tra un’opera e l’altra. Il programma vede coinvolte, oltre Roma dove si tiene la maggior parte degli incontri - data la numerosa presenza di teatri - 14 città: Santa Severina, Padova, Bologna, Rovereto, Torino, Treviso, Carbonia, Porto San Giorgio, Bari, Vicenza, Perugia, Fermo, Milano e Pisa. I teatri romani che hanno accolto l’iniziativa sono Arcobaleno, Argentina, dell’Angelo, Elisieo, Ghione, Manzoni, Parioli, Quirino e Vittoria. Partecipano poi i teatri Verdi di Padova, il Celebrazioni di Bologna, Zandonai di Rovereto, Agnelli di Torino, Comunale Mario Del Monaco di Treviso, Centrale di Carbonia, Comunale di Porto San Giorgio, Kismet di Bari, Comunale Città di Vicenza, Morlacchi di Perugia, Elfo Puccini di Milano e Verdi di Pisa.
Intervengono ben 29 scrittori e poeti: Claudia Galimberti, Marco Lodoli, Massimo Lugli, Chiara Trabalza, Cinzia Tani, Elisabetta Rasy, Elena Stancanelli, Chiara Rapaccini, Giovanni Ricciardi, Antonio Pascale, Vito Bruschini, Filippo La Porta, Mirella Serri, Leonardo Jattarelli, Pino Corrias, Massimo Carlotto, Maria Silvia Avanzato, Carmine Abate, Alessandro Perissinotto, Giovanna Zucca, Angelo Ferracuti, Andrea Piva, Paolo Malaguti, Romana Petri, Tim Parks, Onofrio Pagone, Claudio Damiani, Davide Rondoni ed Edoardo Albinati, vincitore del premio Strega 2016, che chiude la rassegna all’Argentina il 18 maggio prima dello spettacolo “Morte di Danton” per la regia di Sergio Martone. I brani dei libri saranno interpretati dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’ e dagli attori della Scuola di teatro e di perfezionamento professionale del Teatro di Roma, nonché dalle voci di Vincenzo Zingaro, Stefano De Sando, Marina Benedetto e Claudia Casaglia. Tra gli artisti coinvolti Luigi De Filippo, Tullio Solenghi, Massimo Dapporto, Giulia Lazzarini, Annalena Lombardi, Edoardo Siravo, Kaspar Capparoni, Pietro Longhi e Milena Vukotic.
Undici sezioni previste nel programma. Tra le novità, una dedicata ai ‘Grandi Classici’ con la possibilità per il pubblico dei teatri dell’Angelo e Manzoni di Roma di ricevere in omaggio, in copie limitate, “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj e “I racconti” di Anton Cechov, grazie all’intervento della società di assicurazione A Consulting Srl. Le due sezioni, invece, ‘Il libro va a teatro: storie da palcoscenico’ e ‘Libro e Teatro in viaggio: storie in movimento’ riguardano proprio le presentazioni dei romanzi a teatro, prima delle rappresentazioni. ‘Verso… la Musica’, invece, sarà dedicata alle letture di poesia accompagnate da interventi musicali: a Fermo il 25 marzo alla libreria Ubik con Davide Rondoni e gli allievi del Conservatorio; mentre a Roma il 6 marzo è la poesia a precedere la musica, con Claudio Damiani, la Filarmonica Romana e il concerto d’arpa di Augusta Giraldi.
Inoltre ci sono altre due sezioni dedicate alla presentazione di libri e spettacoli con l’approfondimento dei temi trattati: a Pegaso - Università Telematica il 15 febbraio si discuterà sul ruolo delle donne in politica col libro di Claudia Galimberti “Donne della Repubblica” e lo spettacolo “Le donne al Parlamento” di Aristofane, con la regia di Vincenzo Zingaro; al Teatro Parioli di Roma, il 6 aprile, si parlerà della storia nel cinema, nel teatro e nella letteratura con Luciana Della Fornace, Presidente dell’Agiscuola, la scrittrice Mirella Serri e Luigi De Filippo. Sempre ad aprile, in data ancora da definire, la Società Dante Alighieri ospiterà il poeta Claudio Damiani e il suo libro “Cieli celesti” per ragionare ‘sulla lingua italiana tra continuità e cambiamento, con il Segretario Generale della Dante, Alessandro Masi, e sulla musica ‘anche come espressione dell’identità italiana, con Alessandra Farro, violinista ed esperta in didattica musicale per l’infanzia.
Infine, nella sezione, ‘Di teatro e di danza si parla in libreria’, verrà presentato ‘Arlecchino servitore di due padroni’ alla Mondadori Bookstore di Porto San Giorgio l’11 marzo con Cinzia Tani e il suo nuovo romanzo “Il capolavoro” (di prossima uscita per Mondadori). A Pisa si parlerà del balletto, in prima assoluta nazionale, “Hamlet dubbi e ambiguità” col coreografo Walter Matteini, mentre Onofrio Pagone presenterà “Io non ho sbagliato”. E ancora, ‘Libro: che spettacolo! Entra in azienda’ con due incontri presso le sedi TIM: a Torino, il 16 febbraio, con Alessandro Perissinotto e il suo romanzo “Quello che l’acqua nasconde” e lo spettacolo “Storie di gente senza storia”, diretto da Renzo Sicco; a Roma, il 27 marzo, con le presentazioni dello spettacolo “Emilia” con Giulia Lazzarini e del libro di Elena Stancanelli “La femmina nuda”. Per l’occasione l’incontro sarà ‘rinfrescato’ da una degustazione di gelato offerto da Strawberry Fields - Gelateria d’essai.
Durante la presentazione romana sono stati consegnati i premi ’10 su 10’ a Cinzia Tani e ‘Applausi a libro aperto’ a Emilia Costantini e all’attore-regista Antonello Avallone (anche gestore del teatro) per il record di vendite a teatro (40 libri). José de Arcangelo Per il programma dettagliato: www.agisweb.it www.federculture.it www.federazionecemat.it www.accademiasilviodamico.it www.agiscuola.it

venerdì 3 febbraio 2017

Una notte senza fine tutt'azione per il premio Oscar Jamie Foxx e Michelle Monaghan in "Sleepless - Il giustiziere" di Baran Bo Odar

Efficace ma convenzionale thriller tutto azione per il premio Oscar Jamie Foxx, visto che coinvolge e intrattiene lo spettatore meno esigente, visto che la storia non è originale – e non solo perché si tratta del
rifacimento del francese “Nuit Blanche” a sua volta ispirato lontanamente ispirato ai noir di Melville – e viene da lontano, soprattutto perché la forma è quella tradizionale, senza sorprese né disegni psicologici per personaggi, appena accennati. “Sleepless - Il giustiziere” dello svizzero Baran Bo Odar (“Who Am I” e “Il silenzio”), infatti, fin dal sottotitolo italiano ha come riferimento i classici anni Settanta – da Siegel e Friedkin per arrivare al successivo Michael Mann – e, per esasperare inseguimenti, scazzottate e sparatorie,
utilizza i mezzi che offrono le nuove tecnologie digitali. Però mancano le vere emozioni che fanno grande il cinema di qualsiasi genere. Il tenente della polizia di Las Vegas, Vincent Downs (Foxx) - dato che agisce sottocopertura - si ritrova accidentalmente coinvolto nella scomparsa di una grossa partita di droga che attira contro di lui l’ira di due boss del crimine locale. L’uno, Stan Rubino (Dermot Mulroney), proprietario del casinò Luxus (interamente ricostruito, sotto la supervisione dello scenografo Tim Grimes, ad Atlanta) temendo la spietata reazione
dell’altro, Rob Novak (l’attore Scoot McNairy che proviene dal cinema indipendente), fa rapire il figlio quattordicenne di Vincent (Octavius J. Johnson), promettendo di liberarlo soltanto dopo la restituzione della cocaina. Inoltre, i suoi atteggiamenti e la sua reazione sul caso, fanno insospettire l’ispettore degli affari interni Jennifer Bryant (un’inedita Michelle Monaghan), e per Vincent inizia così una corsa contro il tempo e una lotta su due fronti per poter salvarlo.
Tutto in una notte senza fine – parafrasando i titoli di due classici del cinema hollywoodiano – dove regnano sovrane azione e violenza, rabbia e disperazione, scontri a fuoco e a mani nude – anche con la poliziotta che lo crede corrotto – e , quindi, la pellicola offre agli appassionati dell’action movie, un’ora e mezza di spettacolo dove trovano posto crudeltà e sentimenti, risse e scontri a fuoco, confusione e caos (pubblico e privato). Probabilmente, la sceneggiatrice candidata all’Oscar per “Straight Outta Compton”, Andrea Berloff, stavolta non è sentita sufficientemente ispirata dalla storia ‘originale’ di Frédéric Jardin, Nicolas Saada e Olivier Douyère. Peccato.
“Volevo far sembrare Vincent – dice il protagonista Jamie Foxx – un uomo del tutto comune, come quelli che si incontrano quotidianamente per strada. Vive in un luogo dove tutto sembra disperato. Vorrebbe tornare con la sua donna. Vorrebbe fare il bene di suo figlio. Allo stesso tempo è messo alle strette, e c’è questo tipo che lo insegue (lo scagnozzo del boss ndr.), una specie di Terminator, che non si fermerà davanti a niente”. Accanto ai protagonisti ci sono anche David Harbour (Dennison), Gabrielle Union (Dena Downs, la moglie), da “Bad Boys II” a “The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo”, e attivissima in tivù fin dagli anni Novanta; Tim Connolly (McFerrin) e Drew Sheer (Anderson) José de Arcangelo
(2 stelle su 5) Nelle sale italiane dal 2 febbraio distribuito da Notorious Pictures

giovedì 2 febbraio 2017

Una potente storia vera in "A United Kingdom - L'amore che ha cambiato la storia" di Amma Asante con David Oyelowo e Rosamund Pike

Quando il contenuto prevale sulla ricostruzione storica. E’ il caso del film “A United Kingdom - L’amore che ha cambiato la storia” della regista inglese di origini ghanesi, Amma Asante, basato su eventi straordinari
realmente accaduti raccontati nel libro omonimo di Susan Williams (Newton Compton editori) e con una coppia di attori da Oscar, David Oyelowo (pluripremiato e nomination al Golden Globe per “Selma – La strada per la libertà”, film candidato alla più celebre statuetta) e Rosamund Pike (da “Orgoglio e pregiudizio” a “L’amore bugiardo”). Infatti, la regista, sulla scia della sceneggiatura di Guy Hibbert (“Il diritto di uccidere”), che mette
l’accento sulla love story senza trascurare i fatti storico-politici, ha scelto però uno stile e una narrazione del tutto convenzionali per una storia – pubblica e privata, umana e politica - realmente accaduta che conferma come la Storia spesso rischi di ripetersi, soprattutto se viene volutamente dimenticata o pressoché cancellata, col rischio che si torni sugli stessi errori del passato e sulle orme del pregiudizio e della soprafazione come sta accadendo attualmente con i diritti civili e umani conquistati con sangue e fatica. Non solo.
Londra, 1947: Seretse Khama (Oyelowo), erede al trono del Botswana (allora Bechuana) e della tribù dei Bangwato, neolaureato in legge, incontra per caso al ballo della Missionary Society Ruth Williams (Pike), giovane impiegata bianca di una modesta famiglia operaia inglese, e scatta il colpo di fulmine. Entrambi amano il jazz e odiano i pregiudizi e le ingiustizie, e senza timore né indugio alcuno decidono di sposarsi prima di partire per l’Africa.
Ma la loro unione non è ben vista da nessuno, né dai loro popoli né dai loro governanti, né dalle tradizioni né dalle loro famiglie. Lei viene addirittura ripudiata dal padre, lui dall’amato zio Tshekedi, reggente dalla morte del padre. Però è il governo britannico ad ostacolarli principalmente temendo un effetto destabilizzante nelle colonie dell’Impero, visto che in Sudafrica si sta per instaurare l’apartheid e minaccia di negare alla Gran Bretagna l’accesso all’oro e all’uranio. Inoltre, nello stesso Botswana – protettorato e non colonia -, il governo britannico ha concesso (senza nessun diritto né comunicazione) agli americani delle perforazioni per la ricerca di diamanti.
I due amanti resistono e giungono sposati (non in chiesa ovviamente) nel Botswana dove dovranno affrontare prima l’ostilità sia dalla popolazione locale sia dagli inglesi, poi le terribili pressioni dei governi (lui è costretto ad un esilio forzato; lei, rimasta nella tribù, affronta una gravidanza lontana dal marito). Però Seretse riuscirà a combattere (tra meeting pubblici e trasmissioni radiofoniche) per convincere entrambi i popoli, il suo e quello inglese – con l’aiuto di un giornalista progressista - che il loro amore è autentico e la loro lotta è per l’uguaglianza e l’indipendenza dell’intero paese.
“A United Kingdom” (il titolo fa riferimento sia all’imperialismo britannico in decadenza sia al Bostwana che vorrebbe dividere) riesce comunque a conquistare lo spettatore, grazie ad una buona fattura e all’ottimo lavoro di tutti gli attori, anche quando l’autrice rischia di cadere nel mélo facendo leva sulle lacrime più che sulle emozioni. Nel bel cast anche Jack Davenport (Sir Alistair Canning), dalla trilogia de “I pirati dei Caraibi” al serial “Smash”; Tom Felton (Rufus Lancaster), già Draco Malfoy, nemico di Harry Potter; Laura Carmichael (Muriel
Williams), della pluripremiata serie “Downton Abbey”; Terry Pheto (Naledi Khama), da “Il colore della libertà” a “Il suo nome è Tsotsi”; Jessica Oyelowo (Lady Lilly Canning), da “Sleepy Hollow” ad “Alice in Wonderland”, moglie nella vita del protagonista; Arnold Oceng (Charles); Anton Lesser (Primo ministro Attlee), da “Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare” a “Il trono di spade”; Anastasia Hille (Dot Williams), dal televisivo “The Fear”, nomination ai Bafta, a “Posh”; Jack Lowden (Tony Benn), considerato giovane promessa internazionale; Nicholas Lyndhurst (George Williams) e il sudafricano Vusi Kunene (Tshekedi Khama). “Leggendo il libro – ha dichiarato Oyelowo che è anche tra i produttori – sono rimasto inebriato dal potere che il loro amore così forte aveva avuto sulle convenzioni politiche e sociali del tempo. Ruth non era
cresciuta in una famiglia attiva in ambito politico e interessata alle questioni razziali, per questo ho capito che il loro amore era puro come un diamante e ha permesso a loro di affrontare tutti i pregiudizi che incontrarono una volta sposati. Da quando ho conosciuto questa storia, l’idea di farne un film mi ha ossessionato. Sono orgoglioso di essere africano e come attore cerco delle storie africane da portare sullo schermo”. Infatti, lo stesso Nelson Mandela aveva detto: "L'eredità di Sir Seretse Khama vive nel suo paese che continua ad essere un faro splendente di luce di ispirazione". José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 2 febbraio distribuito da Videa

mercoledì 1 febbraio 2017

Ritorna la 'banda dei ricercatori' con una missione ancora più pericolosa in "Smetto quando voglio - Master Class" di Sydney Sibilia

Dopo la sorprendente opera prima di un giovane regista, dall’inatteso successo al botteghino, ovvero “Smetto quando voglio” dell’esordiente Sydney Sibilia - presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2014 (allora Festival Internazionale) – che ha poi conquistato premi nazionali e internazionali, e soprattutto il
pubblico, oggi si ripresenta nei cinema con il sequel sottotitolato “Master Class” ed è già pronto il terzo capitolo “Ad Honorem”, che uscirà probabilmente nella prossima stagione. Dato che squadra vincente non si cambia, anzi si rafforza, la banda dei ricercatori è tornata in piena forma. E se per sopravvivere Pietro Zinni (Edoardo Leo) e i suoi laureati compagni avevano lavorato alla creazione di una straordinaria droga legale diventando poi dei veri criminali, adesso è proprio la legge ad aver bisogno di loro. Infatti, è il giovane ispettore Paola Coletti (Greta Scarano) a chiedere al detenuto Zinni – ritenuto il
boss - di rimettere su la banda, creando una task force al suo servizio che entri in azione e fermi il dilagare delle smart drug, cioè quelle ancora ‘legali’. Il patto è agire sotto copertura per riavere la fedina penale pulita. Il neurobiologo Pietro, il chimico Alberto Petrelli (Stefano Fresi), l'economista Bartolomeo Bonelli (Libero De Rienzo), l'archeologo Arturo Frantini (Paolo Calabresi), l’antropologo Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti) e i latinisti Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia) e Mattia Argeri (Valerio Aprea) si ritroveranno loro malgrado dall’altra parte della
barricata, ma per portare a termine questa nuova missione dovranno rinforzarsi, riportando in Italia nuove reclute tra i tanti “cervelli in fuga” fuggiti all’estero come l’ingegnere Lucio Napoli (Giampaolo Morelli) e l’anatomista Giulio Bolle (Marco Bonini). La banda criminale più colta di sempre – consigliata dall’avvocato Vittorio (Rosario Lisma), specializzato in diritto canonico - si troverà ad affrontare molteplici imprevisti e nemici sempre più cattivi tra incidenti, inseguimenti, esplosioni, assalti e folli situazioni ancora una volta davvero… ‘stupefacenti’.
Grazie a un lungo e buon lavoro di sceneggiatura (un anno e mezzo) Sibilia, con Francesca Manieri e Luigi Di Capua, non si sono limitati a ‘ripetere’ l’operazione ma ad arricchirla con una buona dose d’azione, avventura ed altro, trasformando la commedia in un riuscito mix di generi all’italiana sulle orme del nostro cinema anni ’60-’70 e di quello d’azione americano che a sua volta ha attinto anche nelle opere dei nostri più bravi artigiani, ormai dimenticati. In sintesi, in “Smetto quando voglio - Master Class” non ci sono solo riferimenti e citazioni, ma anche rielaborazione nella forma e sviluppo della narrazione resa più vivace e senza tempi morti né lungaggini. E mantiene il livello del precedente, anche nel disegno dei personaggi –
tutti credibili - sia quelli che conosciamo sia quelli nuovi. Anche perché non si tratta più de “I soliti ignoti” ma de “i soliti laureati disoccupati”, e non è un caso se i ‘nostri eroi’ sono sette, come i “7 uomini d’oro” dell’ingiustamente dimenticato Marco Vicario, che era sì un riuscito mix di commedia e azione dal gusto internazionale. “La mia formazione cinematografica – dice Sibilia – è nata dalla visione di tutta una serie di film, sia italiani che americani, anni ’70, ’80 e ’90, che sono stati un po’ la mia scuola. Tra questi c’erano dei film
che tutt’ora amo moltissimo come ‘Terminator 2’, ‘Ghostbusters 2’, la trilogia di ‘Ritorno al futuro’, quella di ‘Indiana Jones’ (soprattutto perché anche citata nella sequenza dello scontro sul treno in marcia ndr.), ‘Fantozzi’ ‘Amici miei’. Molti di questi sono sequel, alcuni sono saghe, altri trilogie”. Appunto. Nel secondo capitolo, non manca nemmeno la compagna di Pietro, l’assistente sociale Giulia (Valeria Solarino), ignara del suo nuovo ‘incarico’, e in attesa di un figlio che verrà alla luce al momento giusto… non per il padre, ovviamente. E c’è ancora una new entry, l’enigmatico nemico della banda, il chimico industriale Walter
Mercurio (Luigi Lo Cascio) che compare nel rocambolesco finale ma che sarà l’antagonista nel capitolo che chiude la trilogia. “Ma la vera spinta a procedere – riprende il regista – è arrivata ancora una volta dall’estero: le proiezioni ai vari festival in giro per il mondo erano tutte sold-out perché invase da ricercatori italiani tra i quali si era sparsa la voce di un film che li riguardava. Per questi ricercatori in esilio la società ha trovato un nome drammaticamente poetico: cervelli in fuga. Questa categoria era stata ignorata nel primo film, e il
secondo capitolo volevo parlasse anche di loro, una sorta di dedica. Dico ‘anche’ perché in effetti ‘Smetto quando voglio - Masterclass’ parla di un sacco di cose, che ho voluto raccontare con il mio sguardo: i tempi in cui viviamo, il fatto che a volte non ci si prende abbastanza cura di alcune intelligenze, la voglia di riscatto. Ma è anche un omaggio al cinema d’azione americano di qualche anno fa, così come alla nostra ‘commedia all’italiana’, e a tutta una serie di meccanismi narrativi in cui forse, quelli della mia generazione, potrebbero riconoscersi”.
Alla presentazione stampa romana, gli attori hanno raccontato aneddoti riguardo le riprese un po’ avventurose non solo nella capitale e dintorni, visto che la spericolata corsa nei mezzi di trasporto ‘nazista’ si è girata in Puglia anziché tra Roma e Civitavecchia, mentre dall’altra parte della strada c’era il normale traffico quotidiano e la gente non capiva cosa stesse succedendo. Inoltre, tra figure e controfigure, cadute e salti, cazzotti e inseguimenti, si crea sempre un po’ di confusione, dato che nel nostro cinema ormai non si girano quasi più scene del genere e i nostri attori sono costretti spesso a improvvisare. L’unica a non partecipare alle scene d’azione è stata la Solarino
Per l’occasione è stato realizzato anche un fumetto - il primo volume in uscita in questi giorni con La Gazzetta dello Sport -, a pubblicazione bimestrale. Direttore creativo: Federico Mauro (Vertigo); soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni; disegni e colori: Giacomo Bevilacqua; assistente ai disegni: Emilio Pilu. Copertine: Bevilacqua, Recchioni, Riccardo Torti e Zerocalcare; Grafica e impaginazione: Paolo Campana. José de Arcangelo
(3 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 2 febbraio presentato da O1 Distribution in 500 copie

giovedì 26 gennaio 2017

Il teatro della vita scorre, solare e vitale, in un tour indimenticabile di emozioni e sentimenti messo in scena da "Les Ogres" di Léa Fehner

Il teatro della vita scorre in un tour indimenticabile di emozioni e sentimenti, gioie e dolori, crudeltà e tenerezza in “Les Ogres” (Gli orchi) opera seconda di Léa Fehner che ci aveva folgorati alla 52.a Mostra
Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro nel passato giugno, dove – dopo aver vinto i premi Rotterdam (del pubblico), Cabourg (Miglior Film) e Odessa (Menzione Speciale) - ha raddoppiato con quelli del pubblico e della giuria (Premio Lino Miccichè) di studenti di cinema presieduta da Roberto Andò, e vista una seconda volta non solo ci ha travolto ma ancora commosso e divertito con la stessa intensità.
I membri della compagnia Davai Théatre – turbolenta e rumorosa comune di artisti nella quale il lavoro, i legami familiari, l’amore e l’amicizia si mescolano con veemenza, scavalcando i confini tra finzione del palcoscenico e vita reale – vanno di città in città, portandosi dietro una tenda in spalla e il loro spettacolo a tracolla. E mettono in scena Cechov, portando sogno e disordine. Sono degli orchi, dei giganti e ne hanno mangiato di teatro e di chilometri. Però l’imminente arrivo di un bebè e il forzato ritorno di una ex amante faranno riaffiorare delle ferite che sembravano ormai cicatrizzate.
Il film esce ora in sala sostenuto dalla più che giusta motivazione di allora a Pesaro: “Per raccontare con efficacia le molteplici sfumature della vita, che prendono forma nella rappresentazione di un variopinto microcosmo; per la sua narrazione acrobatica e dinamica che avvolge lo spettatore in un girotondo di note, colori ed emozioni; per l'incisività dei dialoghi che restituiscono la malinconia dell'esistenza; per farsi specchio sognante dell'essenza artistica della natura umana”.
Un giudizio che condividiamo – l’opera ricostruisce vita vissuta e arte ‘rivoluzionaria’ - perciò non spaventi il pubblico, non abituato ad un durata di quasi due ore e mezza, perché verrà trascinato nel vortice del teatro dell’esistenza umana, pubblica e privata, e chi ama il cinema delle emozioni - quello vero – se nell’ultima parte, proprio quando la vicenda sfiora il melodramma – come nella vita – il ritmo non è più frenetico perché il film rasenta il capolavoro, visto che “Les Ogres” non è una commedia né un dramma, nemmeno un film romantico né on the road, ma tutto al tempo stesso: un efficace ed equilibrato mix di lacrime e sorrisi, proprio quello più adatto a rappresentare l’esistenza umana universale.
Non a caso nella pellicola – scritta dalla Fehner con Catherine Paillé e Brigitte Sy - prendono parte i genitori dell’autrice (François Fehner e Marion Bouvarel) e la sorella Inés, oltre i figli di entrambe e il marito (Julien Chigot), perché, confessa l’autrice: “Sono cresciuta con il teatro viaggiante, di cui parla il mio film. Negli anni ’90 i miei genitori hanno intrapreso quest’avventura con una dozzina di camper, una tenda, una variegata e stravagante truppa e hanno fatto il giro della Francia con i loro spettacoli”. Quindi, un film solare e vitale in cui prendono parte anche Adèle Haenel (da “The Fighters” a “La ragazza senza nome” dei fratelli Dardenne); la catalana Lola Dueñas, già tra le interpreti dei film di Almodovar e
Marc Barbé. Ora “Les Ogres” è stato candidato (ma purtroppo non ha vinto) nelle categorie Miglior Film, Migliore Regia e Migliore Sceneggiatura assegnati, come i Golden Globes, ai migliori artisti del cinema francese e francofono dai giornalisti stranieri di stanza a Parigi, il 30 gennaio 2017. Nella travolgente colonna sonora di Philippe Cataix, esplode (durante una rissa da saloon) “24 mila baci” di Adriano Celentano che dice: “Niente bugie meravigliose, frasi d’amore appassionate, ma solo baci chiedo a te Ye ye ye ye ye ye ye ye!” José de Arcangelo (4 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 26 gennaio distribuito da Cineclub Internazionale
UNA SALA VIRTUALE Oltre la regolare uscita nelle sale delle città capozona, il film viene offerto agli appassionati di cinema sul portale www.cinemaf.net – dove si possono vedere i film in contemporanea alla loro permanenza nelle sale cinematografiche reali. Ogni mese sono presenti le pellicole appena uscite per soddisfare quel pubblico più attento alle ultimissime novità. C’è anche la possibilità di acquistare una rassegna di sei film all’interno di un percorso tematico; si tratta di un prodotto editoriale esclusivo, corredato da materiale di approfondimento su ciascuna pellicola: interviste ai registi, analisi e spunti interpretativi sull’opera, una rassegna stampa, curiosità e molto altro.
Inoltre, offre il classico noleggio digitale: puoi facilmente scegliere un singolo film e godertelo su computer, tablet o sul tuo televisore di casa attraverso il servizio Chromecast. Niente di più semplice: basta registrarsi, scegliere una modalità di pagamento e godersi il film che sembrava impossibile da trovare. Nel catalogo troverai tutto ciò che ti sei perso al cinema.